lunedì 24 dicembre 2007

Le favole del signor Giva

Martedi 11 Dicembre 2007 durante una iniziativa promossa dalla Fim-Cisl presso il Centro Sociale “P. Sacco” a Rionero in Vulture, il Responsabile Risorse Umane e relazioni industriali di Fiat auto il signor Giva, ritenuto uno dei dirigenti più importanti del Lingotto sempre a stretto contatto con il signor Marchionne, affermava (come riportato sulla Nuova del Sud del 12 Dicembre 2007) che alla Fiat di Melfi, grazie ai percorsi di formazione, si assicurano livelli altissimi di sicurezza.
Furono sviscerati i dati relativi alla sicurezza e ci si azzardò a dire che si puntava alla quota zero infortuni.
Il martedì successivo, a distanza di una settimana, nella fabbrica dove a parere del Signor Giva ci sono livelli altissimi di sicurezza, moriva l’operaio Luigi Simeone di 57 anni.
Un operaio cui mancava poco per la pensione e che è morto sotto gli occhi del figlio che è stato uno dei primi soccorritori.
Un operaio che non è morto di infarto o a causa di un altro malore ma per garantire il profitto ai padroni.
Non ci vorrebbe molto. Basterebbe che il signor Giva si mettesse la tuta di lavoro e lavorasse sulla linea insieme a noi operai per capire che la realtà è ben lontana dalle chiacchiere.
La sicurezza sul lavoro non concilia con le esigenze del padrone di sfruttamento degli operai.
Agli operai alla FIAT di Melfi di tanto in tanto viene fatto firmare il cosiddetto libretto verde, quello per l’informazione e per la prevenzione degli infortuni.
Il signor Giva lo sa come viene fatta la formazione per la prevenzione degli infortuni e dove viene fatta apporre la firma agli operai? Direttamente sulla linea mentre l’operaio lavora.
Forse il signor Giva non ne sa nulla? Diceva il famoso Totò “ma mi faccia il piacere”!
A distanza di una settimana dalla sua venuta e nonostante le sue chiacchiere è morto un operaio. Neanche un anno fa, il 29 Gennaio del 2007 un altro operaio alla Fiat di Melfi ha rischiato di lasciarci la pelle a causa di un motore caduto dal cielo che lo ha colpito di striscio e gli ha provocato ferite e decine di punti di sutura.
Tanti operai invece si devono considerare più fortunati, non sono morti sul lavoro, ma dopo aver subito un’infortunio hanno ricevuto il provvedimento disciplinare. Dopo il danno anche la beffa.
Solo due mesi fa, il delegato RSU Francesco Ferrentino è stato licenziato per aver criticato in un volantino il comportamento di un capo che aveva tentato di impedire l’intervento di un Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza.
Chi crederà più alle favole raccontate dal signor Giva?

domenica 23 dicembre 2007

Da Il Manifesto del 20/12/2007


intervento
Gli operai di Melfi non hanno il medico
Ulderico Pesce*
Per come è concepito il lavoro nel mondo industrializzato il padrone, chiunque esso sia, fa sentire sempre il FIATo sul collo all'operaio e spesso a FIATare sull'operaio è direttamente la morte. E'accaduto l'altro ieri alla Fiat di Melfi dove è morto Luigi Simeone, di 57 anni, operaio manutentore di una ditta esterna, morto schiacciato dalla macchina che stava pulendo. Una diecina di giorni fa è morto Paolino Scaccia alla Fiat di Cassino, schiacciato dal tir che stava riparando.Nella fabbrica di Melfi, costruita con logiche giapponesi, modello di «sicurezza», c'è una spia che ci fa capire che la sicurezza degli operai non è tra i primi pensieri del padrone e che l'incidente e la morte fanno parte del gioco: «Manca un medico nel turno di lavoro notturno». Ebbene sì, 5.300 operai non hanno l'assistenza medica notturna in fabbrica a cui rivolgersi nel caso di malessere o incidente. E' una vergogna tutta italiana che si consuma nell'indifferenza generale. Sul sito www.uldericopesce.com raccolgo firme affinché questa battaglia di civiltà venga vinta e porto in giro per l'Italia lo spettacolo «FIATo sul collo: i 21 giorni di lotta di Melfi», dove racconto la vittoria degli operai di Melfi nel 2004, caricati dalla polizia ma vittoriosi. Gli operai chiedevano l'equiparazione salariale, visto che là guadagnavano il 10% in meno rispetto agli altri operai Fiat d'Italia, chiedevano la cancellazione della doppia battuta, dodici turni di lavoro notturno per contratto, logica produttiva massacrante, e chiedevano infine la cancellazione di 5000 provvedimenti disciplinari emanati dall'azienda negli ultimi due anni. E' una battaglia vinta dagli operai di cui, purtroppo, si è smarrita la memoria, ed è un peccato per tutta la società italiana ma soprattutto per la sinistra e la Cgil che quella vittoria dovrebbero mantenere nel proprio dna. Dovrebbero fare come ha fatto la Fiat che ha saputo mantenere nella memoria della società italiana il fallimento dello sciopero degli anni Ottanta a Torino, quando gli operai protestarono contro il licenziamento di 14.500 operai. La Fiat nel suo dna mantiene quella vittoria che fa ripetere a tutti: «Contro la Fiat non si sciopera». Ho intervistato molti operai dello stabilimento di Melfi per scrivere il testo che porto in scena e ho visto un grande patrimonio di idee e di lotte, di dolore e sopportazione, di voglia di riscatto e capacità organizzativa, che la sinistra e il sindacato devono tenere come modello invece di lasciare nel dimenticatoio. Se dimentichiamo addirittura le battaglie vinte, se molliamo la guardia, il padrone riattacca, come dimostra la mancanza del medico notturno alla Fiat di Melfi e come dimostra il licenziamento di quattro operai, avvenuto qualche settimana fa, perché sospettati di «attività terroristica». Che la magistratura indaghi su questi operai che, per la cronaca, distribuivano volantini davanti alla fabbrica; ma l'ingiustizia di licenziarli prima della conclusione delle indagini e prima della sentenza deve far pensare. In Parlamento abbiamo gli indagati e i condannati che fanno le leggi e nessuno li caccia, e quattro operai indagati vengono licenziati e gettati sulla strada con le loro famiglie nell'indifferenza generale. Questo è triste. Questo getta una luce inquietante sull'Italia di oggi, questo fa capire che la sinistra italiana (tutta intrappolata nella discussione sui simboli, sui ruoli, sulle poltrone), ha perso terreno. I 1.300 operai morti ogni anno lavorando e le loro famiglie hanno bisogno di risposte concrete.Sinistra italiana, noi altri abbiamo ancora un po' di pazienza, poca poca, rialza la guardia e ripartiamo uniti, sereni, fiduciosi e agguerriti dalla frase di Giuseppe Di Vittorio, altro grande dirigente dimenticato: «Le conquiste non sono mai per sempre».
* artista